Viaggiare a modo mio

– Bulgaria e Grecia –

Qualche anno fa, durante una lezione di antropologia culturale tenuta da Prof. Palmisano mi ero sentita dire che «viaggiare da turisti e viaggiare da viaggiatori sono due cose completamente diverse fra loro»: poche sono le persone che si possono definire veri viaggiatori al giorno d’oggi, coloro che vivono quest’esperienza dal punto di vista dell’altro, coloro che vogliono (e riescono a) interiorizzare i momenti vissuti per farne tesoro nelle esperienze future! Infatti, nel XXI secolo si viaggia molto, in quanto si sono significativamente ridotti gli ostacoli alla libertà di movimento delle persone, sono diminuiti i costi dei trasporti, sono aumentate le interconnessioni virtuali a livello internazionale, il che ci permette di rimanere in contatto con tutto il mondo (santo Zuckerberg). Eppure forse dovremmo ancora qualche volta domandarci che cosa vuol dire essere un viaggiatore: andare semplicemente all’estero, visitare un altro paese, conoscere culture diverse dalla nostra, divertirsi in modi alternativi, evadere dalla routine quotidiana…?!

Il mio viaggio più recente nei Balcani orientali è partito come un semplice ritrovo fra alcuni amici dell’epoca Erasmus (esperienza memorabile!), con lo scopo di rivedere persone con cui si è condiviso un periodo della propria vita, rilassarsi un po’ dopo la fatidica sessione autunnale e, certo, visitare un altro paese… Quindi ho prenotato un volo abbastanza conveniente della Wizzair (l’equivalente est europeo della Ryanair), però con destinazione finale la Bulgaria, invece che la Grecia, dove si avrebbe dovuto avere luogo il ritrovo: credetemi o no, ma è quasi impossibile trovare voli low cost per la Grecia! Così, sperimentare nuove combinazioni per viaggiare diventa quasi una scelta obbligata, ma alla fine me ne compiaccio, e decido che in tutto bisogna sempre trovare un lato positivo: rimango a pernottare a Sofia da un’amica, visito la città, e il giorno dopo prendo il treno per Salonicco…meglio di così!

Quando l’aereo atterra a Sofia ed ho l’occasione di visitare la città, trovo per certi aspetti un ambiente a pieni voti occidentale: una sicurezza ben funzionante (la città è piena di poliziotti, ma forse erano lì solo in occasione dell’arrivo di Putin?!), l’aeroporto, le strade e gli edifici sono abbastanza carini e moderni, il centro città e i locali pieni di giovani che si vogliono divertire. Tuttavia, d’altra parte alcune cose mi colpiscono: in positivo, il bassissimo costo della vita, e in negativo…le periferie (lasciando da parte gli edifici stile sovietico)!! In effetti, il percorso in bus aeroporto – stazione dei treni è pieno di sorprese: all’inizio si nota solo la statale, abbastanza moderna, e la natura, e fin qui nulla di sconvolgente, ma ad un certo punto il bus svia su una stradina secondaria e si infila in mezzo alle case. Il paesaggio che trovo qui è alquanto desolante, infatti si vede di tutto: casa mezze distrutte, persone sedute sulle panchine che guardano nel vuoto, montagne di rifiuti… Alla fine mi convinco che si tratta solo dei rom (a ragione o a torto), e decido di non farci molta attenzione.

Quando il giorno dopo finalmente arrivo a Salonicco, dopo quasi otto ore di viaggio e con un’ora di ritardo, mi ritrovo in una città soleggiata (ci sono più di 20 gradi e io sto indossando un piumino, gli stivali ed una sciarpa), abbastanza affollata e con un’urbanistica simile a quella italiana. Si tratta di un paese sicuramente «occidentale» ed a prima vista per nulla in crisi. La mia amica mi accompagna a casa sua, facendomi vedere per strada qualche paesaggio e dei luoghi da visitare…alla fine decido che si tratta di un paese molto bello, non so se perché veramente ne sono convinta, o solo perché finalmente rivedo il sole dopo quasi un mese di piogge ininterrotte! Comunque mi ritrovo in buono spirito e compiaciuta con me stessa perché in due giorni ho cambiato 3 paesi e non mi sono ancora «fatta fregare» da nessuno (mentalità sovietica?!).

Nei prossimi dieci giorni di permanenza in Grecia, decido di visitare tutto quello che la città offre, non lasciandomi sfuggire nulla, e di conoscere più gente locale possibile, insomma di «lasciare il mio mito» in loco (si tratta di uno slogan turistico di Salonicco, ma non è chiaro se fa riferimento alla storia greca, o alla birra locale Mythos…forse ad entrambi!). Così, ben presto mi rendo conto che i greci sono abbastanza simili agli italiani, però forse hanno una certa «gioia di vivere» in più, se così si può definirla: infatti il centro città è pieno di persone che si rilassano e chiacchierano stando sedute nei bar, nei ristoranti o semplicemente passeggiando per strade, apparentemente senza alcuna cognizione del tempo (vengono serviti con caffè giganteschi che si bevono impiegando ore!). Incontro una ragazza greca sul bus che mi domanda: «Allora ti piace la Grecia?» Io naturalmente rispondo di sì, e lei aggiunge: «Beh certo è un bel paese da visitare, ma non venire mai a viverci!»

Alla fine, fatto tesoro di quanto visto e sentito, decido che forse fa parte del carattere e della cultura mediterranea di sconsigliare il proprio paese agli stranieri, ma d’altronde lo capisco: i giovani si trovano nella stessa nostra situazione, ovvero con un futuro alquanto buio ed imprevedibile, ma mi accorgo anche che gli studenti greci protestano di più e sono ben coscienti dei propri diritti. Infatti, loro sono molto più avvantaggiati di noi: hanno i libri gratis e non pagano le tasse universitarie, hanno tutti i servizi pubblici scontati della metà (il biglietto del bus costa per loro solo 30 cent!) o addirittura gratis (gli ingressi nei musei), per non parlare del doppio del loro contributo Erasmus rispetto al nostro che a loro arriva tutto intero nel primo mese. La mia amica mi dice che le frequenti manifestazioni contro il potere sono un retaggio della fine del periodo dittatoriale e che, nonostante abbiano tutti i servizi universitari gratis, gli edifici sono abbastanza mal ridotti. Io però mi convinco che assicurare il diritto allo studio a tutti i cittadini, senza discriminazioni di reddito, assieme ad una buona qualità degli insegnamenti, che in Grecia non manca, sia infinitamente più importante della condizione degli edifici. Ma la mia amica non si fa convincere, forse perché alla fine ritiene giusto dover pretendere di più quando si ha diritto ad avere di più: e come darle torto!

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Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

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