Visioni voltairiane: la Politica costretta a confessarsi all’orecchio dell’Etica

Il monaco Roberto Salus, interpretato da Toni Servillo (Source: Facebook)

Esordisce nel 2016 nella sale cinematografiche Le confessioni, diretto da Roberto Andò. Film capace di lasciare il pubblico con il fiato sospeso come pochi e, tuttavia, rimasto nella penombra fra i capolavori mancati.

Écrasez l’infâme!, potrebbe gridare dall’indignazione uno degli otto ministri riuniti in una località esclusiva del litorale tedesco per un G8 dagli esiti decisivi. Non è ammissibile che un ospite indesiderato tenga in ostaggio il gotha dell’economia internazionale, a maggior ragione se l’ospite in questione è un monaco, invitato per ragioni ignote agli altri partecipanti. Nessuno osa, nessuno ha una statura morale tale da insorgere contro quella che si rivelerà essere esplicita volontà del direttore del Fondo Monetario Internazionale in persona, Daniel Roché. Perché, sia ben chiaro, l’avvincente pellicola di Roberto Andò, in un’improbabile spirale di intrighi e conversazioni confidenziali, non vuol risparmiare nulla ai “grandi burattinai”.

Sebbene la critica sia stata inclemente, storcendo il naso dopo la visione di un film definito volta per volta “metafisico e stupefatto”, “freddo e artificioso”, “ovvio e paradigmatico”, al parziale insuccesso formale sopravvive un tormentato invito alla riflessione. Certo, lo spettatore catturato dalla matrice giallistica dell’opera tenterà di fissare ben in mente ogni singolo indizio, ogni singolo scambio di battute, ogni singola variazione dello stato d’animo delle maschere che animano la vicenda, ma l’osservatore più acuto si accorgerà della durissima disputa che si consuma lontano dagli occhi indiscreti, dietro le quinte. Una disputa fra l’arroganza sgraziata della Politica e l’ironia pungente dell’Etica.

Occuparmi di denaro mi ha aiutato a schivare la vita senza annoiarmi.” – Daniel Roché

Il protagonista del racconto è un monaco certosino (Toni Servillo) che di ortodosso ha ben poco. Abito immacolato, incedere sospettoso, carattere riservato e imperturbabile: Roberto Salus (nomen loquens di chi si propone di alleviare gli affanni altrui) incute subito nei presenti rispetto e timore, quella commistione di sentimenti che solo un uomo saggio e inamovibile nei suoi principi riesce a trasmettere a chi, proiettato sulle preoccupazioni quotidiane, non è abituato all’introspezione. Una personalità magnetica, dunque, che non esita a sfidare l’opinione comune e le più piccole convinzioni cui si aggrappa l’Olimpo del G8.

Gesù ama il caso.” – Roberto Salus

Io no.” – Daniel Roché

Dopo aver preso atto della posizione inaspettatamente privilegiata di cui gode, oscillando tra l’osservazione distaccata e l’ingerenza degna del tafano socratico, il monaco non si lascia sfuggire la possibilità di intromettersi negli affari dei potenti. La vicenda ruota attorno a una notte di inquietudine. Una conversazione privata fra Roché e Salus, dubbi e rimorsi di chi, abituato all’applicazione razionale dell’economia dei modelli freddi e imperscrutabili, si autogiustifica con un approccio fideistico ai dogmi della Finanza. Al mattino, nell’incredulità generale, viene resa nota la morte del direttore del Fondo Monetario Internazionale.

Vede: per noi il presente non esiste, tentiamo di abolirlo per far posto al futuro.” – Daniel Roché

Lei parla del tempo come se lo si potesse dominare.” – Roberto Salus

Tutti gli accordi presi in vista della prossima manovra economica vacillano, l’atmosfera di fiducia reciproca e di comunione di intenti si deteriora. Dai discorsi dei ministri trapela il nervosismo e per gli accertamenti delle cause del decesso e per le reazioni dei mercati al comunicato ufficiale della tragedia, negli occhi di Salus la pietà per un uomo sopraffatto dai suoi demoni. Mentre i sospetti convergono sulla figura del monaco, l’ultimo ad aver parlato con Roché e, forse, in complicità con lo stesso, custode di informazioni confidenziali sotto il vincolo della confessione, il protagonista smonta pezzo dopo pezzo le certezze scientifiche della prospettiva macroeconomica, ritenuta ostinatamente infallibile.

Una cosa è certa: il libero mercato si sviluppa per prove ed errori. […] Come avrà capito la democrazia è una menzogna. Ci sono decisioni di cui nemmeno i nostri politici saranno mai informati. […] Crimine, riciclaggio. I governi non arretrano davanti a nulla, figuriamoci le banche.” – Daniel Roché

Roberto Andò seleziona il luogo della vicenda nella piena consapevolezza della sensazione di straniamento che percepirà il pubblico. C’è qualcosa di surreale, dev’esserci qualcosa di oltremondano nel contesto asettico dell’albergo di lusso in cui si muovono le maschere del film. Se il campo d’azione è limitato, nessuno può sottrarsi al tribunale dell’Etica. Il sacro di cui Salus è una magnifica personificazione è di intralcio ai piani ambiziosi dell’alta finanza. E, se anche un monaco non potrà mondare l’anima dei cinici burattinai dipinti dal regista, sarà per loro impossibile restare impassibili al “grido dell’anima” di chi con la prepotenza del denaro ha creduto per tutta la vita di potere tutto.

[…] Io non posseggo più nulla, a parte quest’abito, i miei sandali e il silenzio. Che nessuno può comprare.” – Roberto Salus

Lei crede? Le comunico che mi sono permesso di fare una donazione al suo convento, una bella sommetta. Questo vuol dire che a partire da adesso persino lei è in debito con me.” – Daniel Roché

Lei vorrebbe avere la vita degli altri nelle sue mani, ma si fa delle illusioni. La mia vita non mi appartiene.” – Roberto Salus

È lecito metter sotto accusa il rischio corso da Andò di descrivere la politica internazionale come un vaso di Pandora riempito di complotti inconfessabili e violazioni della sovranità nazionale degli Stati. Eppure, finché le grandi decisioni saranno assunte fuori dall’occhio indagatore dei media, nel comune sentire resterà difficile superare l’immagine stereotipata della Politica dei giochi di potere. Nel film impressionano per crudezza e disillusione i dialoghi fra il ministro italiano (Pierfrancesco Favino) e Roberto Salus e fra una nota scrittrice (Connie Nielsen), ospite d’eccezione del G8, e il ministro canadese (Marie-Josée Croze).

Un certo tasso di disperazione è nell’ordine delle cose.” – Paul Kiss (l’amico più stretto di Daniel Roché)

Dunque per voi fame e miseria sono semplici ingredienti dello sviluppo.” – Roberto Salus

Fino allo scioglimento il monaco giganteggia fra i nani della politica internazionale, ammonisce, esorta a render conto dei propri misfatti. Dinanzi a lui, solo volti gelidi e incapaci di provare compassione. Non c’è lieto fine, come previsto da copione, ma l’Etica si allontana a testa alta, contenta di aver servito il bene comune, contando sulle dita delle mani le sofferenze dell’umanità, ricordando la dignità inviolabile del singolo, le responsabilità degli indifferenti. Questa volta l’Etica ha scelto di indossare un candido abito talare.

Che cosa si aspetta da me?” – Roberto Salus

Il perdono.” – Daniel Roché

Lei è abituato a pensare “Che cosa ci guadagno in cambio?”, è la sua logica. Ma Dio che cosa ci guadagna?” – Roberto Salus

About Francesco Laureti 10 Articles
Nato a Chieti il 19 marzo 1998, mi sono diplomato presso il Liceo Classico Statale "G. D'Annunzio" di Pescara. Al momento sono iscritto al primo anno del corso di Scienze internazionali e diplomatiche del polo universitario goriziano. Entusiasta di mettermi in gioco senza grandi aspettative, costantemente in cerca di opportunità. Appassionato di Storia, Arte, Letteratura e Lingue classiche.

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