L’Italia e la nuova via della votazione elettronica

Il voto elettronico forse arriverà anche in Italia (Fonte Flickr)

Pare una corsa all’implementazione della rete nella politica quella che si sta svolgendo negli ultimi mesi in Italia, dove Giuseppe Brescia (M5S), presidente della commissione Affari costituzionali, ha avviato un vero e proprio esperimento per il processo di votazione nel Paese, ossia un sistema basato su blockchain da sfruttare alle prossime elezioni. Questa tecnologia, diventata ben nota, -in particolare dopo il boom del Bitcoin e delle altre criptovalute- ora potrebbe ricoprire un ruolo importante anche nell’economia e nella politica italiane.

Tutto ciò ha avuto inizio il 28 settembre con la chiamata” da parte del MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) di 30 esperti d’alto livello per l’elaborazione di una possibile strategia nazionale riguardante la blockchain e le distributed ledger technologies (DLT), da attuare, in primis, sul piano economico, così da rendere le banche italiane più affidabili ed efficienti e, successivamente, sul piano politico, per rendere l’elezione sicura e corretta. Questo interesse è ormai ufficiale, data la parte dedicata alle ultime tecnologie nella Nota di Aggiornamento al Def 2018, dove si ritiene che possano avere molteplici applicazioni, “dalla riconoscibilità e tracciabilità dei prodotti Made in Italy, all’avvio della disintermediazione attraverso gli smart contract“.

Nel mondo già ci sono delle realtà dove la votazione avviene per vie digitali: l’Estonia sfrutta l’i-voting dal 2007 ed il 30% degli elettori utilizza questo servizio, tramite lettori collegati ai PC nei quali si inserisce la propria carta d’identità elettronica e si esprime il voto da casa dopo aver inserito la password personale; negli USA è stato invece scelto l’e-voting, metodo che prevede l’uso di macchine e/o computer dotate di lettura ottica e registrazione elettronica diretta con emissione di ricevuta, in cui l’elettore può esprimere il voto ed infine verificarlo.

Polys, un sistema di votazione di tipo e-vote già affermato. (Fonte Flickr)

Polys, Voatz e POLYAS sono alcune tra le tante startup che promuovono la democrazia digitale offrendo dei servizi di votazione online gestiti da sedi situate in Russia, USA, Canada e Germania, ma ciò pare non sfiorare gli interessi italiani, i quali sono focalizzati nella creazione di un tavolo tecnico nei limiti nazionali pur di essere certi di giungere al traguardo. Per Giuseppe Brescia è cruciale “generare fiducia e quindi adesione al cambiamento proposto“, ovvero al governo del cambiamento, prima di affidarsi a startup come nel caso della Sierra Leone, la quale si è agganciata ad una neoimpresa svizzera durante le ultime elezioni. Ancora, il deputato barese ha dichiarato che “la priorità rimane garantire ciò che sta scritto nella Costituzione: il voto è libero, uguale, personale e segreto“.

Sicuramente l’Italia osserverà la prossima esperienza americana. In occasione delle midterm elections del 6 novembre, infatti, il sistema Voatz sarà riutilizzato in West Virginia: una applicazione per smartphone permetterà agli elettori di votare dopo essere stati autenticati biometricamente, garantendo inoltre la loro privacy con un sistema di blockchain private. L’idea di una sicurezza totale però è assente tra gli esperti di cybersecurity americani che, seppur non ritengano le blockchain un elemento negativo, credono piuttosto sia necessario accertarsi della mancanza (o almeno del controllo) di vulnerabilità naturalmente presenti.

Se in un Paese come gli USA aleggia questo timore, è probabile che anche in Italia esistano falle nel sistema. Gli ultimi attacchi informatici a Google+, Facebook, e le denunce da parte dell’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica sull’aumento dei furti di credenziali saranno di sicuro osservati con attenzione e, come loro, tutta la ricerca sul possibile futuro della votazione nel Paese. Come ha osservato l’onorevole Antonello Soro, garante per la protezione dei dati personali, la protezione dei dati è rilevantissima per la difesa della libertà. I dati siamo noi e la protezione dell’umanità passa attraverso la protezione dei nostri dati.” Al governo spetta una manovra importante: implementare la rete informatica italiana, continuando a mantenere alti i livelli di sicurezza.

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Studente di Scienze Internazionali Diplomatiche, ex telecronista di eSport e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di giornalista e recensore di vari titoli nel mercato videoludico. Ho un debole per la scrittura, in particolare poesie, e per la fotografia.

1 Comment on L’Italia e la nuova via della votazione elettronica

  1. L’esperienza statunitense, che va avanti da molti anni, è finora stata molto, molto deludente. Dalle macchine Diebold di inizio 2000 in poi è una lunga sequenza di attrezzature vulnerabili, inaffidabili, carenti di manutenzione e per nulla sicure. Inoltre, il sistema elettorale statunitense ha strutturali problemi di equità e rappresentatività, quindi non lo metterei al primo posto fra i posti a cui guardare come esempio.
    L’Estonia è certamente un’esperienza interessante e ormai di lunghi trascorsi; la Russia, invece, per ovvi motivi è meglio che rimanga esclusa da qualsiasi tecnologia elettorale.
    Le blockchain sono una moda, mentre invece la crittografia è un campo che richiede rigore, trasparenza e chiarezza; è ancora tutta da dimostrare la loro applicabilità al problema della votazione, e i progressi delle forze dell’ordine in tutto il mondo nel rimuovere l’anonimato dalle transazioni Bitcoin sono un’ulteriore motivo di scetticismo.
    A questo aggiungiamo che il “governo del cambiamento” ha una tocco particolare nella selezione degli esperti e delle competenze: ci vorrà qualcosa di molto, molto più solido di qualche annuncio e di un brainstorming di esperti per ottenere un sistema che si possa considerare competitivo con il metodo tradizionale; senza contare il problema prettamente legale di inserire tale sistema a fianco (perché ovviamente non lo potrà sostituire completamente, per molto tempo) dell’attuale cartaceo. Rafforzare l’uso di SPId, fatturazioni digitali e uso legale della PEC può essere una strada per attirare “early adopters” curiosi di evitare la visita al seggio, e creare un po’ alla volta la fiducia auspicata dall’On. Brescia.

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