Vertice dei Balcani Occidentali, qualche dubbio sulla cooperazione economica

Foto "di famiglia" dei capi di Stato e di Governo al Vertice (Credits: Palazzo Chigi - Presidenza del Consiglio dei Ministri/ Facebook)

Trieste come cerniera geografica, politica ed economica tra l’Unione Europea e i Balcani Occidentali, con importanti investimenti che attendono solo di essere stanziati: è questo, in estrema sintesi, ciò che è emerso dalla mattinata del Business Forum, ospitato ieri alla Stazione Marittima nel corso del Western Balkans Summit, vertice internazionale giunto ormai alla sesta edizione. Un appuntamento molto atteso nell’agenda del governo italiano, che per ovvie ragioni geografiche ha tutto l’interesse di dialogare con i Paesi dell’area.

Non a caso Roma è il loro secondo partner commerciale, sia come importatore che come esportatore, come si è detto all’inizio del panel finale. Dalla finanza all’energia, passando per le infrastrutture e l’innovazione, i punti toccati nelle relazioni dei vari ospiti hanno così mostrato quanto attrattivo sia il mercato di questa zona del Vecchio Continente ancora fuori dall’Unione e quanti sforzi siano già stati fatti – soprattutto dai fondi d’investimento e dalle aziende europee – per portale investimenti; tanti altri, se non di più, sono comunque in programma, come testimoniano i 500 milioni di euro (su 1 miliardo complessivo) già stanziati dalla Commissione Europea e annunciati proprio ieri da Christian Danielsson, Direttore generale per le politiche di allargamento.

Il lavoro da fare è tanto, hanno sostenuto gli esperti intervenuti, a partire dall’eliminazione di barriere commerciali. Non basterà comunque questo per colmare un gap di produttività del 60% tra le economie balcaniche e quelle di 11 Stati dell’UE monitorate dall’European Bank for Reconstruction and Development: il suo Vicepresidente, Pierre Heilbronn, ha dichiarato che l’istituto ha a disposizione un portafogli da 160 milioni di euro e gran parte degli investimenti andranno indirizzati verso il mondo delle piccole e medie imprese locali. E qui il legame tra sponda est dell’Adriatico e Belpaese si fa ancora più forte, poiché il tipico modello d’impresa di quest’ultimo è proprio quello di aziende con pochi dipendenti.

Un momento del vertice, presso la Stazione Marittima

Praticamente tutti gli interventi della mattinata hanno toccato le PMI, sostenendo che le aziende – in modo particolare quelle italiane – hanno tutte le caratteristiche per investire laggiù. Un grosso passo l’ha fatto a conclusione della mattinata il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che ha firmato con il direttore del Segretariato della Comunità energetica, Janez Kopac, un accordo per fornire assistenza tecnica e know how tecnologico al processo di ammodernamento delle reti energetiche balcaniche con quelle del resto d’Europa. In pratica significherà aiutare quei Paesi ad avere una moderna rete elettrica, con tutti i vantaggi che ne conseguiranno nel settore produttivo e dei trasporti.

Arrivati quindi al termine del Forum, che ha registrato circa 700 partecipanti ed è stato realizzato in sinergia con Confindustria, una domanda resta: cosa si intende realmente con “investire”, termine ripetuto ossessivamente da ogni relatore? Soprattutto se legato alle PMI, per definizione legate al territorio in cui sono nate e che producono. Perché i nomi di aziende che già sono presenti – fatti dalla Vicepresidente dell’associazione degli industriali, Licia Mattioli – sono quelli di grandi marchi, come Calzedonia ma non solo, e molto spesso “investire” significa “delocalizzare”: è questo il percorso “giusto” da intraprendere per avvicinare le economie locali a quelle dell’EU27? La vera soluzione per farle riprendere dalla crisi economica che ha drasticamente tagliato la crescita annua regionale, dal circa 6% a poco meno del 3% odierno?

L’altro appuntamento del giorno, sicuramente il più atteso fra tutti, è stato il triangolare Gentiloni-Macron-Merkel sul tema immigrazione. Svoltosi per oltre un’ora a bordo della nave Positano, ancorata al molo Bersaglieri, il confronto non pare però che abbia portato novità: le prime dichiarazioni rispecchiano le posizioni già ascoltate nei vertici dei giorni precedenti, con il Presidente francese che ha ribadito la necessità di distinguere tra migranti economici e rifugiati politici. Proprio dai Balcani, gli uni e gli altri passavano fino a qualche mese fa per raggiungere il Nord Europa; oggi resta solo l’Italia, sul cui capo pesa più che mai quegli accordi del 2014 – “svelati” recentemente dall’ex Ministro degli Esteri, Emma Bonino – affinché gli sbarchi avvenissero tutti quanti sulle nostre coste.

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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