Wikileaks fa il pieno

Ovvero: come imbarazzare le istituzioni mondiali in 10 minuti

Prendete una rete di comunicazione segreta (SIPRNet), aggiungete i resoconti segreti del personale diplomatico americano in tutto il mondo, mescolate con le maggiori testate giornalistiche del mondo (El País, Le Monde, Der Spiegel, The Guardian e The New York Times), servite accompagnati da una organizzazione-media no profit internazionale e… avete ottenuto la peggiore crisi diplomatica mondiale.

Il progetto Wikileaks nasce qualche anno fa, nel 2006, e si descrive come fondata da dissidenti cinesi, giornalisti, matematici e giovani compagnie del settore tecnologico da Stati Uniti, UE, paesi ex-URSS, Australia, Taiwan e Sud Africa ed è capitanato dal giornalista australiano Julian Assange. Wikileaks ha raggiunto la notorietà a piccoli passi: nasce come versione di “wikipedia” non censurata e non censurabile, metteva a disposizione degli utenti con materiale scottante uno spazio dove caricare i file in oggetto e renderli così pubblici nelle modalità e nei tempi stabiliti dall’utente stesso. Un modo più tecnologico e meno compromettente per fare una soffiata in pieno stile. Una grande invenzione per minacciare la stabilità dei paesi non democratici (Asia, area ex-URSS, Africa sub-sahariana e Medio Oriente).

Wikileaks inizia a diventare scomodo quando i documenti ad essere pubblicati non riguardano solo i regimi oppressivi ma anche quelli delle grandi democrazie della terra. Il documento che crea scandalo e stupore (perché viene rilasciato per il pubblico) è stato un video chiamato Collateral Murder: il video è la registrazione di una operazione militare in Iraq del 2007 dove vengono uccise 12 persone comprese 2 giornalisti di Reuters. La critica si è subito spostata sui commenti dei militari subito dopo aver completato l’operazione (ah, li abbiamo uccisi quei b****i)  ma rende alla perfezione l’idea che sta alla base dell’intero progetto: “We never censor” – non censuriamo mai. Nel mondo del giornalismo sono in molti che si lasciano andare a commenti più o meno imparziali sugli eventi del mondo senza perdere troppo tempo a verificare l’autenticità di una notizia (e in Italia ne sappiamo qualcosa).

Qui viene la potenza, la crudeltà e la semplicità di Wikileaks: un documento ufficiale viene rilasciato senza censure in modo che sia l’opinione pubblica a farsi una idea degli eventi e giudicare di conseguenza. Dovrebbero essere i cittadini a poter liberamente giudicare l’operato del proprio governo, delle istituzioni o del proprio esercito. Per poter essere rieletta una classe politica non dovrebbe basarsi sulla propaganda dei propri giornali di partito, ma poter affermare statistiche e dati ufficiali imparziali alla mano, abbiamo completato questo, abbiamo fatto questo, sfortunatamente non siamo riusciti a realizzare quest’altro: cittadini a voi il voto.

Nel 2008, il gruppo di Assange pubblica una lista di siti internet resi indisponibili e censurati dal governo tedesco. Sono dell’idea che una censura di Stato può essere in certi casi necessaria, quando ad esempio si tratta di siti pedopornografici (la lista tedesca ne conteneva parecchi), ma il controllo dell’attività di governo non dovrebbe mai sfuggire ai propri cittadini. In quel caso leggere il contenuto di una lista segreta come quella ha permesso ai cittadini tedeschi di comprendere se l’azione delle istituzioni era corretta, o se andava contro le libertà costituzionali. Altrimenti perché tanto scalpore quando il Pakistan o l’Iran censurano Youtube o Facebook?

Wikileaks torna ad essere al centro dell’attenzione annunciando la pubblicazione dei cablogrammi delle ambasciate americane sparse in tutto il mondo. Due precisazioni: è stata annunciata la pubblicazione e sono stati pubblicati per il momento solo 240 documenti su 250mila. Molti di quelli che sentono le notizie per sentito dire si sono già sbilanciati perché «sono tutte cose che già si sanno», ma stiamo ancora parlando dei primi 240 documenti… e tutti gli altri? Perché tanta preoccupazione da parte del Ministro degli Esteri Italiano, o più seriamente da parte dell’amministrazione americana? Se fossero semplicemente cose che già si sanno non ci sarebbe stata nemmeno tanta attesa per queste non-rivelazioni. E invece credo che il meglio debba ancora venire.

La seconda. In alcuni casi si tratta di segreti di pulcinella (per la popolazione locale), come il caso della presenza di armi tattiche nucleari americane in Belgio e Olanda. In altri si tratta di semplici commenti degli ambasciatori americani su un capo di stato (svetta Sarkozy), su un dittatore che usa il botox (Gheddafi meriterebbe la prima pagina di novella2000).

I tempi non sono ancora maturi e tutta l’incredibile mole di documenti verrà rilasciata nel corso dei prossimi 4 (quattro) mesi. Questo forse per evitare che si tratti di una semplice bolla mediatica della durata di qualche giorno e, invece, permettere lentamente ai cittadini, ai lettori, ai partiti dell’opposizione, agli alleati, di venire a conoscenza dei dettagli oscuri e non della gran parte degli eventi dal 1966 a oggi.

About Diego Pinna 56 Articles
Nato il 13/01/1987 a Sassari, dal 2005 al 2010 al SID. Ex nuotatore e giocatore di rugby, appassionato di fotografia, autore di numerosi articoli per Sconfinare, membro della prima guardia del giornale, fondatore e primo webmaster di Sconfinare.net. Generalmente scrivo per le rubriche di Politica Nazionale e Internazionale. E' dottore magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche dal 2010. Il mio blog: Time Travelling Amministratore di: Sconfinare.net Assid Studio Legale Bancheri – Bocchi Meglio Soru I miei profili Flickr.com Linkedin

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